L’ennesima occasione persa
Il consiglio comunale di Lugano si rifiuta di ridiscutere la chiusura della piscina di Carona dopo una raccolta di firme che ha raccolto oltre 7 mila adesioni; ma non è l’unico caso
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Il consiglio comunale di Lugano si rifiuta di ridiscutere la chiusura della piscina di Carona dopo una raccolta di firme che ha raccolto oltre 7 mila adesioni; ma non è l’unico caso
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Il consiglio comunale di Lugano si rifiuta di ridiscutere la chiusura della piscina di Carona dopo una raccolta di firme che ha raccolto oltre 7 mila adesioni; ma non è l’unico caso
Lo abbiamo scritto un paio di mesi fa: “Uno dei tratti distintivi dell’attuale politica (è) la mancanza di ascolto, di dialogo e di confronto tra le parti”. Una riprova si è avuta lunedì scorso in Consiglio comunale a Lugano, quando una maggioranza di 33 persone ha deciso di bocciare una modifica dell’ordine del giorno e così impedito che si discutesse della chiusura della piscina di Carona (risoluzione Cappelletti “per un’apertura almeno parziale della piscina di Carona e del parco”).
Corollario inquietante, la maggioranza era composta da molti, per non dire tutti, i rappresentanti di quelle formazioni politiche almeno a parole sempre attente ad intercettare e a far da megafono alle aspettative della “gente”; incomprensibile che non sia stata sufficiente la mobilitazione pressoché generale del quartiere in favore della sua piscina (tra di essi, è bene notare, non solo i contrari ma anche molti favorevoli al “glamping” TCS, che vorrebbero comunque usufruire della struttura fino alla sua trasformazione), una petizione firmata da circa 7000 cittadini e varie manifestazioni – l’ultima proprio prima del Consiglio comunale cui hanno partecipato circa 200 persone – per convincerli non ad approvare la riapertura, ma semplicemente a discuterne.
Perché è questo che in una democrazia normale dovrebbe essere fatto: ascoltare le persone, recepirne le esigenze, confrontarsi nelle sedi opportune con tutte le parti politiche e dopo, solo dopo, prendere delle decisioni. Anche sfavorevoli ai richiedenti se del caso. Per contro non ascoltare le foss’anche pure insane o illegittime richieste dei cittadini, chiudere preventivamente a qualsiasi dialogo dimostra a nostro avviso, oltre una sorta di analfabetismo civico, un uso improprio delle regole democratiche.
Peccato: l’ennesima occasione persa dal Municipio della città e dalla maggioranza dei partiti che lo sostengono per dimostrare che quel vincolo di fiducia tra le parti sociali, tra governanti e governati, esiste ancora ed è ben saldo e non si sta vieppiù sfilacciando, come ci pare invece di osservare da ormai diversi anni (il tasso di partecipazione sempre più basso e la difficoltà di trovare persone che si impegnino nella gestione della cosa pubblica – fuori dalle porte dei consigli di amministrazione invece c’è la coda di aspiranti – sono lì a dimostrarlo).
Prossima puntata di questo triste declino saranno probabilmente i lavori al PSE, che tra sorpassi di spesa, varianti di progetto in sede di costruzione e improvvisi ribaltoni nel finanziamento promettono scintille e fuochi d’artificio, e i progetti per il tram-treno (idem come sopra). Senza dimenticare il Centro esposizioni per il Campo Marzio, impantanato da decenni in progetti e “concorsi di idee” finora sempre abortiti.
L’ultima novella su questo comparto sono i 3,2 milioni spalmati su 10 anni (320.000 l’anno) chiesti dal Municipio per mantenerlo in funzione fino alla sua sostituzione. Due le cose difficilmente comprensibili per il cittadino medio:
Notizia dell’ultima ora, i 60 milioni che il Municipio vuole investire per l’ammodernamento dell’aeroporto di Agno, che nel 2023 ha registrato circa 19.000 movimenti (1583 al mese in media). La piscina di Carona nel 2024 ha fatto registrare circa 25.000 entrate, concentrate per di più in 4 mesi (6250 al mese in media). Dati che si commentano da soli, disparità di trattamento evidente, scelta politica pure.
Nell’immagine: Carona, la piscina
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