Diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Infantino, figlio di una domestica e di un lavapiatti diventato venditore ambulante alla stazione di Briga, quel che è di Infantino, nel bene e nel male.
Il figlio di emigranti italiani, sempre primo della classe, diventato uno degli uomini più potenti al mondo, è ‘randellato’ a destra e a manca, autorevoli testate (‘Libération’ in Francia, da noi ‘Republik’) incluse.
Nessuno cita il voltafaccia della Corte Suprema Europea che smentisce il suo avvocato generale Athanasios Rantos e cancella il Trattato di Lisbona del 2009, che garantiva al calcio uno statuto speciale per i suoi valori ‘sociali ed educativi’: il 21 dicembre 2023 lo equipara a un qualsiasi altro business secondo gli articoli 101 e 102, che garantiscono il libero mercato. Bruxelles stabilisce che ‘se lo sport assume una connotazione economica perde il suo statuto privilegiato’. E come lo assume, a miliardi. Di conseguenza dichiara illegale il monopolio di UEFA e FIFA sul gioco del calcio e la sua gestione.
Spazio dunque all’iniziativa privata che si manifesta dapprima con Andrea Agnelli (Juventus), Florentino Perez (Real Madrid) e Juan Laporta y Estruch (Barcellona) che progettano una Superleague a 12, poi a 15, infine a 22 squadre: un campionato privato con molte partite incrociate per incassare l’intero malloppo: si pensi che l’attuale Champions League vale 2 miliardi e 437 milioni.
La moderna ‘Banda Bassotti’ a caccia dei lingotti d’oro fa un buco nell’acqua solo perché i tifosi inglesi delle grandi squadre si ribellano e minacciano lo sciopero, e perché si chiamano fuori Bayern Monaco e Paris Saint-Germain.
Ma la sentenza di Bruxelles e quella del ‘Juzgado Mercantil de Madrid’, il tribunale del commercio madrileno, inducono un’altra misteriosa cordata a un’offerta mostruosa, la ‘Unify League’, un campionato europeo a 96 squadre divise in 4 gironi con un bonus d’entrata di 400 milioni di euro a testa per un totale di 3 miliardi e 840 milioni. Per di più tutte le partite offerte in streaming TV, gratis: una manna. Alla quale i potenziali fruitori sputano addosso facendo fallire il nuovo assalto privato all’‘ineffabile palla’ dell’illuminato buddista Rinpoche.
Da dove provenivano i miliardi? La risposta pare ovvia: dal petrolio.
Ed è qui che molto probabilmente entra in gioco Infantino: solo lui può indurre gli amici arabi a desistere. Come? Con una contropartita: dopo il Qatar, sarà l’Arabia Saudita ad avere i Mondiali del 2030. La corte di Bin Salman, il monarca che ha fatto sparire nel nulla (colato nell’acido?) il collega Jamal Khashoggi che lo criticava, e che fino a poco fa tollerava la lapidazione delle donne adultere.
4 anni prima, Infantino non aveva mosso un dito per denunciare le condizioni pietose dei lavoratori impegnati a costruire gli Stadi nel Qatar. Anzi, aveva dichiarato che ‘chi procura lavoro è degno di stima’. A patto che non degeneri in schiavitù, forse…
Per sottrarre il calcio alle grinfie dell’impresa privata, per occupare ogni giorno dell’anno facendo tabula rasa d’ogni possibile concorrenza, ‘l’amico Gianni’ (come lo chiama Trump) liscia il pelo ai potenti della Terra: consegna un premio per la pace al guerrafondaio Trump, gli è accanto mentre tenta di trasformare Gaza in una nuova ‘Las Vegas’, ha un ufficio sulla ‘Trump Tower’ a New York, non dice una parola mentre tenta d’annettere la Groenlandia, Panama, e persino il Canada che con lui organizza i mondiali. E non si oppone quando espelle il miglior arbitro africano, un somalo, o nega il visto a iraniani e palestinesi.
E i lingotti d’oro che ora sono nei sotterranei della FIFA, cioè di Infantino? Sono in gran parte distribuiti a pioggia. Ai Mondiali 2026 vanno 750 milioni di euro. Ogni club che cede un giocatore alla Nazionale riceve da 5’000 a 8’700 franchi al giorno a seconda del minutaggio per 38 giorni più 10 giorni di pre-mondiale, totale 48 diarie. Lo Young Boys che cede 4 giocatori (Fassnacht, Keller, Valery e Hadjam) avrà un milioncino: in passato il Lugano (Steffen, Bislimi, Haidari) ha incassato 612’394 franchi. I mondiali estivi per club valgono 525 milioni per la sola partecipazione, 475 in base ai risultati.
Faust fece un patto con Mefistofele, braccio destro di Belzebù, per avere un supplemento di eterna giovinezza. E Infantino? Che abbia detto al Maligno (ma forse anche al Signore): “salverò il gioco più amato da grandi e piccini, da ricchi e poveri, dalla grinfie della ‘libera impresa’: aiutatemi”? Si, ma a quale patto? Non lo sappiamo, sappiamo solo che Infantino ‘sdogana’ (come il ‘Berlüsca’ i fascisti) satrapi, monarchi assoluti, megalomani paranoici e psicolabili. A Mr. Belzebù potrebbe bastare.
Dopo aver offeso l’Italia (‘con 64 squadre forse si qualifica’) Infantino potrebbe rimediare con i Mondiali del 2034 in comune con Albania, Malta, Corsica e il Canton Ticino: con i territori che il futuro brillante Ministro dello sport Vannacci considera ‘irredenti’, da incorporare all’Italia, esattamente come i fascisti 100 anni fa (vedi Tra fascio e balestra, di Pierre Codiroli).
Nell’estate del 2034, dopo la vittoria degli Azzurri in finale contro il Brasile, Vannacci sarà nominato con un plebiscito (96,6 %) DUX degli italiani e dei territori limitrofi. Il Ticino godrà di uno statuto speciale grazie all’amicizia del Duce con Chiesa e Marchesi.
Nell’immagine: Mr. Infantino palleggia il mondo (fotomontaggio)