Ma in che Paese viviamo? C’è da vergognarsi.
Mi metto nei panni di un o una docente che deve insegnare “civica” ai suoi discenti. Ci vuole coraggio, tanto. Oggi più di ieri. Basterebbe la notizia appena giunta (22 luglio) sul mio cellulare, per capire la mia forte preoccupazione.
Vediamola.
Ore 13.32, il portale online della RSI titola: «Zali e quegli audio diffusi online: riempila di botte, io l’ho pestata». E subito dopo: «File pubblicati in rete gettano un’ombra sul presidente del Governo ticinese – La politica chiede chiarimenti – Il ministro annuncia denunce: violazione strumentale della mia sfera privata».
A parlare non è una persona qualsiasi ma, appunto, il presidente del Governo ticinese, il ministro leghista Claudio Zali, già al centro di un’altra imbarazzante e non ancora chiarita vicenda: il suo interessamento alle condizioni di salute di un quattordicenne detenuto nel carcere Farera, figlio di una sua conoscente. Per cui ha voluto incontrare la direttrice della Divisione giustizia, il direttore delle strutture carcerarie, la direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’EOC e la Magistrata dei minorenni: persone e servizi che fanno capo al collega di Governo Norman Gobbi e non a lui: un’invasione di campo, dunque, cui si aggiunge il mettere le mani sull’esercizio della giustizia.
La notizia giunta oggi è ancora più grave, se fosse vera. Lasciano sgomenti le parole pronunciate da Zali e rese pubbliche su un profilo Instagram anonimo che – dice la RSI – «coinvolge appunto il direttore del Dipartimento del Territorio e una seconda persona: una donna che, da nostre verifiche, Zali conosce bene. File che quest’ultima ha registrato all’insaputa del ministro. Audio diventati ora di dominio pubblico, che la RSI ritiene autentici, avendoli anche potuti inserire nel contesto di una conoscenza prolungata tra i due. Zali parla in questi termini di un’altra donna, che avrebbe stalkerizzato la sua interlocutrice». Dopo la pubblicazione online di questi audio, i presidenti di Centro, PLR e Partito socialista hanno chiesto chiarimenti allo stesso Zali, con copia agli altri membri del Consiglio di Stato.
Ma tutto ciò sarà vero? Ma è mai possibile? Eppure “l’ha dii la radio”.
E se, come è probabile, la storiaccia fosse vera, Lega e UDC possono di nuovo mettere su casa insieme, riponendo gli stracci fin qui volati nella stessa cesta. La pietra d’inciampo Zali è tolta. Con conseguenze non liete, anche per gli altri partiti: PLRT in primis.
A mortificare ancora di più il sottoscritto, ecco che arriva dalla «Regione» una notizia che riguarda la mia città, Lugano. Titolo: «Filippo Lombardi resta nel CdA di AIL. Malgrado il municipale abbia già compiuto 70 anni e l’articolo 19 dello statuto societario che prevede la sua estromissione, la Città non intende sostituirlo».
Nel pezzo, Alfonso Reggiani scrive che nella seduta del Consiglio comunale del 12 maggio scorso il sindaco Michele Foletti – rispondendo all’ interpellanza intitolata Governance e nomine AIL (primo firmatario Giovanni Albertini) in cui, tra l’altro, chiedeva il pieno rispetto dell’ art 19 dello statuto delle Aziende Industriali Luganesi (I consiglieri restano in carica quattro anni e sono sempre rieleggibili per un massimo di tre mandati, fino al compimento del settantesimo anno di età)» – così rispose: «Il Municipio, come è suo dovere, si attiene e si atterrà al quadro legale vigente, e ribadisce questo principio anche in sede di risposta al presente atto parlamentare. Non credo che questo Municipio abbia mai dimostrato di aver violato Leggi, regolamenti e decisioni». Appunto! Lo crede soltanto lui.
Una doppia notizia da far allibire, non solo l’immaturo (qualità che forse oggi sarebbe da rivalutare) allievo, ma chiunque abbia ancora il bene dell’indignazione.
Ma in che Paese viviamo? Ma nel mondo là fuori, esiste ancora qualcuno/a che abbia un minimamente il senso del dovere? Che sappia ancora cos’è l’educazione? Cose semplici, veh, che ci hanno insegnato da bambini, magari con qualche sberla in appoggio.
Ciò succede quando si vive in Paese culturalmente sempre più povero, dove le grida di ciarlatani si fanno sempre più forti.
C’è da vergognarsi.