Cercasi Lisistrata, disperatamente
I maschi meriterebbero uno sciopero del sesso per porre fine a questa nuova era di guerre
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I maschi meriterebbero uno sciopero del sesso per porre fine a questa nuova era di guerre
• – Lelio Demichelis
Gaza e Ucraina, due facce della stessa medaglia: il conflitto armato. Riusciranno ora le piazze a riaccendere il lume della ragione?
• – Lelio Demichelis
Scrivo da laico e da non credente, ma tra papa Francesco e me era nata una crescente empatia e simpatia su molte questioni
• – Lelio Demichelis
Oggi aspettiamo che sia un algoritmo a dirci cosa fare e cosa pensare o scrivere. Come è potuto accadere tutto ciò?
• – Lelio Demichelis
…noi che, mentendo a noi stessi, pensiamo di non averli visti arrivare, mentre in realtà segnali e moniti sono stati abbondanti ma inascoltati
• – Lelio Demichelis
Dalla concentrazione della comunicazione alla fine delle regole "anti-odio" e "anti-fake", nasce il mondo del pensiero unico governato dalla tecno-democrazia di estrema destra
• – Lelio Demichelis
Ma folli siamo anche tutti noi che li lasciamo fare e dominare
• – Lelio Demichelis
Il bestseller di un giovane economista giapponese sembra indicare la possibilità di coniugare marxismo e difesa dell'ambiente. Ma con qualche se e qualche ma
• – Lelio Demichelis
In realtà questo articolo non dovrebbe portare la mia firma ma quella di Oxfam. Perché ci limitiamo a riproporre parti dell’ultimo Rapporto dedicato, dalla meritoria Organizzazione internazionale, alla situazione in Medio Oriente. Le riproduciamo di seguito. “In un solo anno, nella Striscia di Gaza l’esercito israeliano ha ucciso almeno 6.000 donne e 11.000 bambini, un numero che rappresenta […]
• – Lelio Demichelis
Svuotare la democrazia, obiettivo sempre perseguito e raggiunto da una minoranza che opera a proprio vantaggio e del liberismo anti-ambientalista
• – Lelio Demichelis
I maschi meriterebbero uno sciopero del sesso per porre fine a questa nuova era di guerre
Da Gaza è ormai uno stillicidio quotidiano di violenza e di nostra indifferenza complice, perché da due anni stiamo armando Israele – e giustificandola – per compiere ciò che sta compiendo, cioè siamo anche noi produttori di un genocidio e di una gigantesca banalità/banalizzazione del male (e rinviamo a Umberto Galimberti, su questa Zattera, il 21 luglio), senza ovviamente dimenticare il 7 ottobre di Hamas. E siamo persino felici se i venti di guerra (Ucraina compresa, più le altre 60 guerre che si stanno svolgendo nel mondo, più la guerra ai migranti, più la guerra allo stato sociale e la guerra alla democrazia e ai diritti umani e su tutto la guerra alla Terra con un ecocidio/crisi climatica altrettanto pianificato dal capitale) rilanciano l’industria bellica, anche in Svizzera, che tanti buoni posti di lavoro produce e produrrà (a Zurigo la Rheinmetall intende creare 600 nuovi posti di lavoro – notizia Rsi).
Una nostra indifferenza complice – se non reagiamo a ciò che accade a Gaza, allora siamo complici (e che complici!) – davanti a un assassinio di massa deliberato, come sparare su donne e bambini in coda per un po’ di cibo; davanti alla fame come arma di guerra; davanti a una distruzione compulsiva ma anche pianificata da Israele contro un intero popolo per le proprie paranoie di una Grande Israele; davanti al piacere perverso della distruzione ben rappresentato dalla foto dei soldati israeliani che si fanno un selfie sorridenti con uno sfondo di rovine e di devastazione (ancora, la banalità del male… se non è – e appunto peggio, come sembra essere – il piacere del male e per il male).
Ha scritto il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres: “Non riesco a spiegare il livello di indifferenza e inazione… la mancanza di compassione, la mancanza di verità, la mancanza di umanità”.
Israele e israeliani, dunque vergognatevi, se siete ancora capaci di vergogna – in pochi mesi avete devastato e cancellato anche secoli di grande intelligenza e di altissima cultura ebraica e negate persino la verità della carestia. Occidente, vergognati, se sei ancora capace di vergogna, mentre investi nell’industria bellica, facendo moltiplicare il business della morte per il business del profitto, come a dire: se vuoi profitto, produci la guerra – e tutto mentre, inascoltato, papa Leone invita a fermare il commercio delle armi, che poi significa fermare la produzione delle armi; disarmando anche le parole, aveva detto Bergoglio); europei, vergogniamoci di tanta complicità, di tanta indifferenza, di tanto cinismo, di tanto non voler guardare le nostre mani sporche di sangue.
Europa dove certo è benvenuta – ma comunque ipocrita e oscena dopo 22 mesi di complicità nel genocidio e appunto di lauti profitti per il complesso militare industriale – la lettera ultimativa (ultimativa?) che venticinque paesi, Svizzera e Italia comprese, hanno inviato a Israele: La guerra a Gaza deve finire!
Seguita dalla promessa di Macron di riconoscere lo Stato di Palestina a settembre; e da una dichiarazione congiunta di Francia, Germania e GB per far cessare la guerra per fame in corso a Gaza. Questo mentre secondo le Nazioni Unite, ormai l’88% del territorio di Gaza è coperto da ordini di evacuazione o sotto controllo militare israeliano e il restante 12% concentra 2,1 milioni di persone. Gaza e Cisgiordania contro cui si esercita (come in Ucraina e negli altri conflitti) una guerra militare, una guerra colonialista, ma poi e soprattutto una devastazione fisica e psichica di persone come noi, bambini compresi, una guerra di propaganda, di deportazione, di genocidio appunto, una forma esplicita di volontà di onnipotenza, Israele chiamando terrorista e antisionista chi vi si oppone. Noi chiamando aggressore (è vero e giusto) la Russia (e sanzionandola, ma continuando a farci grandi affari) che invade l’Ucraina, ma non chiamando aggressore Israele che invade Gaza e colonizza la Cisgiordania – e non sanzionandola… e continuando a farci lauti affari.
Come fermare davvero questa guerra e le altre in giro per il mondo, come fermare la deriva bellicista che ha catturato le menti e le azioni dei governi, Svizzera compresa, come smettere di scivolare lungo il piano inclinato della assuefazione alla guerra che verrà, all’indifferenza, al prima di tutto gli affari?
Proviamo allora – è forse una delle ultime speranze che ci restano, ma proviamo a fare uno sforzo di immaginazione, anche se (lo ammettiamo) temerario – a tornare indietro nel tempo, all’antica Grecia e alla commedia Lisistrata di Aristofane – e correva l’anno 411 a. C. – dove si narra delle donne ateniesi che salgono ad occupare l’Acropoli e che – capeggiate appunto da Lisistrata, il cui nome significa colei che dissolve gli eserciti, ma riunendo anche molte donne provenienti dalle principali città in guerra – decidono di interrompere i rapporti sessuali con i mariti fino a quando non sarà posto termine alla guerra. Alla fine, e vincendo anche la tentazione di molte donne di tornare a fare sesso – e per i dettagli della commedia rinviamo in rete – gli uomini cedono, la guerra termina e torna la pace. Mentre sempre Aristofane, nella commedia Ecclesiazuse, narra delle donne ateniesi che, stanche del governo della città da parte degli uomini, decidono di prendere il potere e quindi, travestendosi da uomini, vanno all’assemblea e fanno votare una legge che esclude gli uomini dal comando – e rimandiamo chi ci legge a un libro splendido di Donatella Di Cesare, Democrazia e anarchia (Einaudi, 2024), che consigliamo vivamente a chi vuole ragionare di, e salvare la democrazia.
Ma dov’è oggi, chi è oggi Lisistrata, se anche le donne sono negli eserciti, se alcune donne sono iperbelliciste/machiste, come Ursula von der Leyen, come Kaja Kallas – machiste tranne però che contro il lucidamente folle sovranista/machista/mafioso Trump – come… come porre fine alle guerre, se anche le donne sono state catturate dal complesso militare-industriale e credono che la parità sia anche nel fare la guerra; o fanno di tutto per somigliare agli uomini e applicare la loro logica maschilista/suprematista/patriarcale/capitalistica del potere? Cosa/chi ci resta, a parte papa Leone, le sinistre del mondo capaci ormai solo di balbettare qualcosa di umanistico? Eppure, forse – anche, e soprattutto noi maschi, che uno sciopero del sesso ce lo meriteremmo – dobbiamo dire, riformulando il titolo di un film del 1985: Cercasi Lisistrata, disperatamente.
Nell’immagine: Lisistrata respinge il guerriero
Incontro con la fondatrice e caporedattrice di “Nasha Gazeta”, il primo quotidiano online in lingua russa della Svizzera