Chi era Mohsen Shekari, il 23enne primo condannato a morte per le proteste in Iran
Su Instagram l’ex compagno di cella traccia un profilo commovente del giovane giustiziato questa mattina dopo lunga detenzione nel carcere di Evin
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Su Instagram l’ex compagno di cella traccia un profilo commovente del giovane giustiziato questa mattina dopo lunga detenzione nel carcere di Evin
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Da Open
È stata eseguita questa mattina in Iran quella che risulta essere ufficialmente la prima condanna a morte di un manifestante fermato nelle proteste che scuotono il Paese da oltre due mesi, dopo la morte della giovane Mahsa Amini, arrestata a settembre per aver indossato male il velo. Giovanissimo è anche il manifestante impiccato per sentenza questa mattina: si chiamava Mohsen Shekari e aveva 23 anni. Secondo la versione “ufficiale” riportata dalle agenzie di stampa iraniane, era stato fermato nei primi giorni dei disordini, il 25 settembre, per aver bloccato il traffico e colpito – apparentemente con un machete – una guardia della milizia Basij, ferendolo ad una spalla. Dopo l’arresto, prosegue la versione ufficiale, avrebbe confessato di essere stato spinto a impegnarsi nelle proteste da un amico, che gli avrebbe anche offerto una ricompensa se avesse picchiato un poliziotto. I giudici avrebbero quindi accertato che Shekari eseguì il suggerimento, utilizzando l’arma di fortuna «con l’intenzione di uccidere, causare terrore e mettere a repentaglio l’ordine e la sicurezza della società». Crimini passibili, per la corte, del reato di moharebeh (“guerra contro Dio”) a norma di sharia, la legge islamica applicata in Iran, per cui è prevista la pena di morte. Il suo avvocato – secondo il Guardian – avrebbe chiesto e ottenuto il riesame del caso in appello, ma non sarebbe stato ammesso a tale secondo grado del processo. Che ha confermato la sentenza capitale eseguita oggi, senza che la famiglia potesse prima rivederlo.
A ridare un volto e una storia al nome del ragazzo impiccato è stato però su Instagram un suo ex compagno di prigionia. Bob Aghebati, che si presenta sui social come digital creator, ha raccontato in un post di aver condiviso la cella con Shakari per circa venti giorni nel carcere di Evin – lo stesso in cui è stata detenuta anche la travel blogger romana Alessia Piperno. Aghebati restituisce il ricordo di quei venti giorni con parole toccanti. «Mohsen Shakari è stato giustiziato oggi. Il mio cervello sta per esplodere», scrive, prima di tracciare un profilo intimo del suo ex compagno. «Mohsen lavorava in un bar. Mi parlava fino alle prime ore del mattino del suo amore per i videogiochi. Ma anche della sua solitudine. Quando gli avanzava del cibo, voleva sempre che io ne mangiassi almeno qualche boccone. Mi faceva tanti complimenti per il mio stile, e a volte mi sgridava». Gli ultimi pensieri sono rivolti direttamente al 23enne ora scomparso «Vorrei che non mi avessi elogiato così tanto. Vorrei che avessi messo il tuo letto di fronte al mio l’ultima notte. Vorrei che non avessi portato una bottiglia di soda quando sei tornato dall’interrogatorio. Vorrei che non mi avessi raccontato di tutti i tipi di caffè e di come prepararli. Vorrei che fossi stato ancora vivo quando ho fatto il caffè stamattina. Vorrei non aver letto questa notizia. Vorrei non stare così male. Vorrei non odiarmi così tanto. Vorrei non odiarmi così tanto. Vorrei…».
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