Gaza, la tregua di carta serve a Israele per agire indisturbato
PALESTINA A un anno dalla firma del cessare il fuoco proseguono massacri, sfollamento e pulizia etnica
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PALESTINA A un anno dalla firma del cessare il fuoco proseguono massacri, sfollamento e pulizia etnica
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PALESTINA A un anno dalla firma del cessare il fuoco proseguono massacri, sfollamento e pulizia etnica
Di Eman Abu Zayed, il manifesto
Pensavo che dopo il cessate il fuoco saremmo tornati alla vita normale che avevamo conosciuto a Gaza prima della guerra. Pensavo che ci saremmo svegliati senza correre ai nostri telefoni per controllare le notizie, che la parola «ultim’ora» che aveva accompagnato le nostre giornate così a lungo sarebbe gradualmente svanita dalle nostre menti e saremmo finalmente riusciti a riprendere fiato dopo due anni di paura, perdite e sfollamenti.
Ma le cose sono andate diversamente. È passato un anno da quando il cessate il fuoco è stato annunciato, il 10 ottobre 2025, e viviamo ancora ogni giorno nella paura e nella sofferenza. Per molte persone al di fuori di Gaza, il cessate il fuoco è sembrato segnare la fine della guerra e l’inizio di un nuovo capitolo. Ma la vita qui non è tornata alla normalità e l’ansia che è diventata parte della nostra quotidianità non è scomparsa. Cosa è cambiato concretamente? E cosa significa vivere un intero anno sotto un cessate il fuoco che non è riuscito a darci quel senso di sicurezza che speravamo?
UN ANNO DOPO l’annuncio, le conseguenze della guerra rimangono visibili in ogni aspetto della vita. Secondo una dichiarazione rilasciata dall’Ufficio media del governo di Gaza l’8 ottobre 2026, l’offensiva israeliana ha ucciso 74.250 persone e ne ha ferite altre 175.278 dal 7 ottobre 2023; 9.500 persone sono ancora disperse.
La nota afferma che più di 335mila edifici e unità abitative sono stati distrutti e che oltre due milioni di persone sono state ripetutamente sfollate. Ha inoltre riferito che solo 19 dei 38 ospedali di Gaza sono rimasti operativi, funzionando a capacità limitata a causa dei diffusi danni alle infrastrutture, alle strutture sanitarie e alle istituzioni educative. Questi dati riflettono la scala della distruzione lasciata dal genocidio. Nel frattempo, la popolazione fa i conti con le sue conseguenze quotidiane: dalla perdita della propria casa e lo sfollamento al declino dei servizi sanitari e alla lotta per ricostruire una vita normale.
LE RIPERCUSSIONI si sono estese al restringimento dell’area a disposizione dei palestinesi. La «Linea gialla», stabilita in base all’accordo di cessate il fuoco, ha creato una nuova realtà sul campo, inglobando vaste aree a cui i residenti non possono più accedere in sicurezza. Secondo l’Ufficio delle Nazioni unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), le zone oltre la Linea gialla si sono espanse arrivando al 70%. Non è semplicemente uno spostamento delle linee di schieramento militare. Significa ulteriori restrizioni ai movimenti e al ritorno alle proprie case e terre, mentre colpi d’arma da fuoco e attacchi militari continuano a rappresentare una minaccia per i civili.
NELLA PARTE ORIENTALE del campo profughi di Bureij, nella zona centrale di Gaza, Omar Muhanna e la sua famiglia vivono vicino alla Linea gialla, in un’area in cui la paura rimane parte della vita di tutti i giorni.
Per Muhanna, l’annuncio di tregua non significa un ritorno alla normalità. Vivere vicino alle aree in cui sono dispiegate le forze israeliane rende fragile qualsiasi senso di sicurezza e lascia i residenti di fronte alla persistente minaccia di spari e bombardamenti. Nel frattempo, il mondo esterno ha iniziato sempre più a considerare il cessate il fuoco come la fine del genocidio, allontanando gradualmente l’attenzione da ciò che accade a Gaza. Le manifestazioni che hanno riempito le strade del mondo durante l’offensiva si sono ridotte e Gaza è diventata meno centrale nel dibattito pubblico. Eppure la paura che modella la vita delle persone non è scomparsa.
PER CHI VIVE FUORI, un anno dal cessate il fuoco può sembrare un tempo sufficiente per lasciarsi la guerra alle spalle. Ma per gli abitanti di Gaza, il solo passare del tempo non basta a voltare pagina. Molti vivono ancora tra le macerie delle proprie case o nelle tende da sfollati, affrontando le conseguenze quotidiane di un genocidio che ha trasformato completamente le nostre vite. Mentre il mondo ha rivolto la sua attenzione ad altri eventi, ai palestinesi restano domande senza risposta: quando finirà davvero?
Nell’immagine: persone votano alle elezioni amministrative a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale
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