Sbagli occidentali e pretese russe
In cerca di de-escalation della crisi ucraina, lo scontro più pericoloso Russia-Nato dalla caduta del Muro
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In cerca di de-escalation della crisi ucraina, lo scontro più pericoloso Russia-Nato dalla caduta del Muro
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In cerca di de-escalation della crisi ucraina, lo scontro più pericoloso Russia-Nato dalla caduta del Muro
“Che numero di telefono ha l’Europa?”. Battuta che venne attribuita ad Henri Kissinger. Che voleva sottintendere: cos’è quel club tra paesi del vecchio continente, e che peso può avere non essendo unito politicamente e privo un esercito comune? Saltò poi fuori che l’ironica domanda l’aveva in realtà ripresa da un suo oscuro collega norvegese. Ma poco importa. Sono trascorsi diversi decenni, molto è cambiato dopo il crollo del Muro, il collasso dell’Urss, l’indipendenza degli ex satelliti dell’impero sovietico, ma il senso di quell’interrogativo ha ancora una sua attualità. Ucraina docet. Fallissero, e nessuno può ancora escluderlo, i tentativi di “de escalation”, si andrebbe a una guerra su territorio europeo. Ma i leader europei dove sono? Al tavolo del negoziato ci sono solo Mosca e Washington; unica eccezione la Francia di Macron, con la sua telefonata al Cremlino, ma all’Eliseo (dove si pensa anche ai benefici elettorali che potrebbero derivare da una riuscita mediazione) sono già stati scottati una volta dall’illusione di poter raggiungere intese separate con Vladimir Putin. Così nell’UE ufficialmente si sta al fianco della Casa Bianca, ma nei fatti si fa “ammuina”, quell’ agitarsi a vuoto con cui, a Napoli, sulle navi del Regno delle due Sicilie i marinai improvvisavano un finto frenetico attivismo, per ingannare gli ispettori della casa reale. Intanto le due potenze mondiali disegnano oggi i loro scenari bellici: con movimenti di truppe russe (oltre centomila uomini, carri armati, aerei cargo e aviazione militare) attorno ai confini dell’Ucraina; e, sull’altro fronte, con l’invio massiccio di armi a Kiev, manovre navali, minaccia di sanzioni economiche di efficacia senza precedenti (per esempio tagliar fuori la Russia dalle transazioni finanziarie internazionali) in caso di attacco militare russo.
Escalation di uno scontro mai registrato dalla fine dei blocchi. Il neo-zar ha deciso di muovere le sue bellicose pedine in quello scacchiere per varie ragioni: avverte come particolarmente vicina, minacciosa e concreta la prospettiva di un’entrata dell’Ucraina nella Nato (“missili nemici in grado di colpire il Cremlino in pochi minuti”); vuole mobilitare l’orgoglio nazionale come carburante per giustificare la riconquista del ruolo internazionale del passato; cerca con la prova di forza la cementificazione di una nuova servizievole alleanza euro-asiatica (Bielorussia e Kazakistan nella propria sfera di influenza, dopo gli interventi diretti in Cecenia, Georgia, Abkhazia, annessione della Crimea e parte del Donbass ucraini); tenta di dividere le due sponde dell’Atlantico, sapendo quanto gli europei abbiano bisogno delle sue fonti energetiche. Ognuno di questi calcoli comporta per la stessa Russia controindicazioni e rischi. Che l’abile scacchista del Cremlino non sottovaluta, ma accetta. Fino a che punto, è ancora da vedersi. L’Ucraina occupa un ruolo storico, culturale, territoriale particolari per la Russia. Lo sa Kiev, lo dovrebbe sapere l’Occidente. Che ha deciso lo stretto e provocatorio accerchiamento dell’ ‘Orso russo’ ferito. Una neutralizzazione comunque ‘protetta da vicino’ di certe aree (lo fu per la Finlandia) era davvero inimmaginabile? E come reagirebbero gli USA se in centro America, nel loro ‘giardino di casa’, si ritrovassero ordigni russi puntati sulla Casa Bianca? Non nacque così anche la crisi dei missili a Cuba? Cercasi Kennedy e Kruscev disperatamente.
Scritto per ‘laRegione’
Nell’immagine: un carro armato ucraino durante la guerra del 2014
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