Se in scena entra anche l’Isis

 Se in scena entra anche l’Isis

La strage in Iran rivendicata (con strano ritardo) dallo Stato islamico; e l’infiammato quadro vicino-orientale si complica


Aldo Sofia
Aldo Sofia
 Se in scena entra anche l’Isis
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“Strage dell’Isis”. Prima ad affermarlo, la magistratura iraniana. Non proprio affidabilissima. Poi, con sorprendente ritardo, un messaggio di rivendicazione dello stesso Stato islamico, cioè di quello che ne rimane, piccole formazioni jihadiste ancora operative fra il Tigri e l’Eufrate. Strana procedura per un gruppo terroristico che solitamente si attribuisce subito gli attentati più spettacolari, e a volte anche quelli non suoi. Escludere che sia una firma autentica naturalmente non si può, anche se nel caos vicino-orientale certe auto-attribuzioni sono scritte con l’inchiostro “simpatico”, cioè invisibile. E chissà che non sia così anche per la strage dell’altro ieri al mausoleo iraniano di Kerman, dove due ordigni, forse due kamikaze, hanno falciato la folla (quasi un centinaio di morti) che celebrava il quarto anniversario della morte di Qassem Soleimani, generale eroe dei pasdaran, ucciso da un drone americano che così eliminò l’ artefice dell’impalcatura regionale in gran parte di marca sciita necessaria alla teocratica dittatura post-khomeinista per consolidare la propria influenza (armata e no) nella regione: dall’Iraq alla Siria, dal Libano allo Yemen, fino a Gaza. Con triplice funzione: reggere lo scontro con l’Arabia Saudita, potente concorrente dell’Islam maggioritario e sunnita; impedire che lo stesso regno wahabita entri nel processo di pace fra i principati arabi del Golfo e Israele (gli “Accordi di Abramo”); e predisporsi nella prospettiva concreta di un possibile conflitto anche militare con “l’entità sionista”. Già questo elenco ci segnala quanto numerosi siano i nemici esterni degli ayatollah, che per questo si sono allineati a Russia e Cina, indispensabili per alleggerire, attraverso anche importanti scambi commerciali (Pechino acquista da Teheran una quantità di petrolio iraniano a prezzi stracciati) la pesante fattura delle sanzioni economiche occidentali.

I successori dell’ayatollah Khomeini hanno comunque altri rivali, interni questi. Che si trovano nelle minoranze etniche del paese, e che potrebbero essersi radicalizzati. Schegge impazzite delle comunità curda, turcomanna, baluci, anch’esse vittime della repressione nel magma delle proteste che si sono sviluppate e agganciate alla contestazione del movimento delle donne. Ipotesi, questa, in realtà relativamente fragile: passare alla violenza e addirittura alla lotta armata fornirebbe all’alto clero della Repubblica islamica uno strumento insperato per compattare la maggioranza della popolazione, ostile a movimenti autonomisti già accusati di agire contro l’unità della nazione. Restiamo dunque all’ipotesi dell’Isis, che una motivazione immediata l’avrebbe nel fatto che proprio il generale Soleimani era stato, con l’invio di migliaia di Pasdaran a sostegno del siriano Assad, uno dei principali artefici della sconfitta dell’auto-proclamato neo califfo Al Baghdadi. Il che toglie agli ayatollah la preoccupazione di accusare direttamente Israele della mattanza di Kerman; tanto più che nel bollettino di rivendicazione i sunniti dell’Isis associano nella condanna anche i palestinesi fiancheggiatori dell’Iran sciita. Dunque Hamas. Ulteriore complicazione del quadro regionale.

Sta di fatto che le micidiali esplosioni di Kerman sembrano comunque corrispondere ai calcoli di chi opera per l’allargamento della guerra di Gaza. E lo stesso risultato potrebbero avere gli omicidi “mirati” di marca israeliana contro i responsabili del 7 ottobre. Il Mossad non è uno specialista. Il problema è che non una di queste numerose uccisioni selettive ha mai disinnescato la miccia. Problema di vuoto politico, esclusivo uso della forza, negazione israeliana dei diritti palestinesi, ambiguità di Netanyahu. Rosario di una soluzione impossibile. Perché irresponsabilmente né cercata né voluta.

Scritto per laRegione
Nell’immagine: automobili colpite dall’attentato

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