La fifa riporta i Paperoni sul Ceresio. Grazie pasdaran
Gli stessi che hanno lanciato l'iniziativa «No a una Svizzera da dieci milioni di abitanti» vorrebbero che si spalancassero le porte ai "profughi" miliardari
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Gli stessi che hanno lanciato l'iniziativa «No a una Svizzera da dieci milioni di abitanti» vorrebbero che si spalancassero le porte ai "profughi" miliardari
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Gli stessi che hanno lanciato l'iniziativa «No a una Svizzera da dieci milioni di abitanti» vorrebbero che si spalancassero le porte ai "profughi" miliardari
Siccome nell’inarrivabile Zugo la domanda di appartamenti di lusso è ormai satura, perché – o mio ricco in fuga da qualche emirato che fino a ieri pensavi invulnerabile – non te ne vieni in Ticino? Rapidi come rapaci, la domanda è già stata posta da alcuni gran consiglieri UDC che, nemmeno un mese dopo l’inizio dell’attacco israelo-statunitense all’Iran, hanno chiesto al Consiglio di Stato perché non si muova per attrarre questa nuova riccanza. Nell’attesa della risposta del Governo, ad attivarsi sono state le agenzie immobiliari: “Trasferisciti a Lugano. Scegli la Svizzera per un futuro stabile”, segnala lo slogan di una campagna pubblicitaria volta ad attrarre “famiglie facoltose” dal Golfo.
Oltre agli immobiliaristi, anche il mondo finanziario è in fibrillazione. Certo, Lugano non può competere fiscalmente con la ricca Zugo. Anche sul Ceresio, però, ci sono begli atout: tranquillità, savoir-faire e discrezione bancaria, vicinanza con Milano e il suo aeroporto internazionale (ma se hai il tuo jet, Agno è già lì pronto ad accoglierlo) e 261 proprietà “alto standing” disponibili tra Ascona e Lugano, come ribadito dal titolare di un’agenzia immobiliare che, al Financial Times, ha pure specificato che in Ticino i residenti stranieri possono negoziare accordi fiscali forfettari e ottenere i permessi di soggiorno in tempi relativamente brevi. E poi, vuoi mettere, qui c’è pure il sole e il lago è più caldo: dal Golfo persico al pesce persico, il gioco è semplice.
Questa corsa al dubaiota è istruttiva. Riproduce la logica che da decenni struttura buona parte dell’economia ticinese: attrarre ricchezza altrui, linda o lisa che sia, trasformare i problemi del mondo in opportunità di rendita. Prima i capitali in fuga dai fischi ficcanaso europei, poi quelli in arrivo dagli oligarchi del metallo post cortina di ferro, da corrotti yuppies malesi o dai Señor Matanzas del petrolio latino-americano, per non parlare degli utili dei giganti della moda trasferiti con artificio tra le patate delle nostre piane agricole, antesignane della speculazione. Ora, dopo aver titillato i guru delle monete virtuali, la si ritenta: è aperta ufficialmente la caccia ai facoltosi espatriati che lasciano Dubai, Abu Dhabi o Doha, dove erano fuggiti – senza guardare dove stavano sul mappamondo – per sfuggire a regole e tasse minime e che oggi temono una guerra generata – chissà – da un loro vecchio mentore della libertà.
Ogni crisi, ogni conflitto, ogni instabilità geopolitica si traduce in una potenziale ricchezza. Volatilità significa margini, come sanno i commercianti di petrolio, gas e tulipani. Qui si spera così nell’apertura di un qualche nuovo conto o nella vendita o nell’affitto di qualche PPP raschiata alla collina con buona pace di un paesaggio che, nemmeno quello, così facendo, è ormai più un atout. Magari qualcosa potrebbe anche taccare là, come si direbbe in ticinese, ma questo modello non produce nulla, non inventa niente e esime dal pensare a un’economia fondata sull’innovazione, sulla qualità del lavoro, sulla dignità di tutti i residenti. Al massimo, si potrà aprire una scuola per maggiordomi.
Significativo, ma non sorprendente, che siano dei rappresentanti di quello stesso partito che ha lanciato l’iniziativa «No a una Svizzera da dieci milioni di abitanti», che non perdono occasione per evocare il «peso» demografico degli stranieri, soprattutto su quel mercato dell’alloggio di cui essi stessi sono i primi lobbisti (e azionisti), che abbiano chiesto esplicitamente al Governo di srotolare, assieme alle lingue, i tappeti rossi al ricco forestiero. Attrarre nuovi milionari risolverà i problemi per chi a Lugano vive già, paga l’affitto, la cassa malati, fa la spesa, manda i figli a scuola? O rischierà di aggravare, tra le altre cose, le tensioni sul mercato immobiliare in una città dove miliardari stranieri e notabili locali si stanno silenziosamente impossessando degli immobili per trasformarli in appartamenti per affitti brevi, sfrattando residenti e attività commerciali?
Leggi qua e là le notizie dal mondo e finisci per chiederti (ma forse non c’è neppure bisogno) se il mondo non sia un po’ troppo storto, tanto da dubitare dell’uomo che lo abita
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