«L’estate sta finendo e un anno se ne va» e noi non impariamo niente
La riapertura della piscina di Carona, chiesta da una petizione firmata da ben da 8 mila cittadini, non avrebbe evitato che il Lido si trasformasse in un carnaio?
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La riapertura della piscina di Carona, chiesta da una petizione firmata da ben da 8 mila cittadini, non avrebbe evitato che il Lido si trasformasse in un carnaio?
• – Aurelio Sargenti
Di Manuele Bertoli
• – Redazione
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• – Redazione
La riapertura della piscina di Carona, chiesta da una petizione firmata da ben da 8 mila cittadini, non avrebbe evitato che il Lido si trasformasse in un carnaio?
Ripetersi non è sempre bello, ma spesso è utile. Principalmente quando c’è un vuoto cosmico di idee, di intelligenza, di sensibilità, di visione in chi ha delle responsabilità governative.
Considerato che i cambiamenti climatici stanno causando un aumento significativo delle temperature globali, con estati sempre più calde (pare che nei prossimi anni ricorderemo l’estate 2026 come una delle più fresche!), nei centri urbani spesso si verifica un fenomeno detto ‘effetto isola di calore urbana’, che influenza negativamente la qualità della vita, la salute pubblica e il consumo energetico. Infatti, sono numerose le città che riconoscono il verde urbano come un servizio pubblico essenziale, fondamentale per la nostra vita quotidiana, per il nostro benessere e per lottare contro l’inquinamento atmosferico.
A corollario di questa considerazione, il 16 settembre dello scorso anno (quasi un anno fa), su questa stessa zattera, invitavo i miei quindici lettori luganesi ad immaginare una progettazione per l’area verde che si situa a sud di quello che, in un futuro (molto remoto), sarà il nuovo Polo congressuale di Campo Marzio Nord; una pianificazione che tenesse conto del bisogno dei cittadini, siano essi indigeni o di passaggio. Vale a dire l’ampliamento del Lido di Lugano, oggi diventato troppo piccolo, e la creazione di «un grande parco urbano continuo collegato idealmente al Parco Ciani. Un vero e proprio polmone verde a ridosso del lago e del centro, che aumenta la fruibilità, migliora la qualità dello spazio pubblico e risponde alla richiesta di una città più fruibile da parte di tutti» (Karin Valenzano Rossi, municipale, sul «Corriere del Ticino» del 12 settembre 2025).
Questa mia riflessione (mio figlio, bontà sua, la battezza come una giusta ossessione) è riaffiorata ieri, domenica 16 agosto, uscendo da un Lido strapieno, dove mi sono recato unicamente per un dovere famigliare. Lì accanto, gli otto campi da tennis desolatamente ma comprensibilmente vuoti: quale pazzo giocherebbe sotto un sole cocente? (Il mio vicino di casa, che ama usare espressioni immaginifiche, avrebbe detto con “un sole che spacca il culo ai passeri”).
Ma non mi voglio dilungare, né dileguare. Guardate l’immagine qui pubblicata e confrontate lo spazio occupato dal Lido e quello occupato dai campi da tennis. È tutta un’ampia area comunale. La differenza sta nel fatto che il Lido è per tutti, mentre i campi da tennis per pochi.
Il caldo aumenta e la città soffoca. Abbiamo bisogno di aree verdi come il pane per cui è necessario ampliare il Lido e prolungare il Parco Ciani spostando i campi da tennis fuori città (lanciamo una petizione?).
Lugano la Grande si distingue dalle altre città occupando il suo centro con otto campi da tennis, uno nuovo stadio calcistico, una pista di ghiaccio, un nuovo palasport e con tutte le conseguenze che questi generatori di traffico provocano. Le altre città, invece, hanno collocato i centri sportivi nelle periferie (come hanno fatto con i centri commerciali). Del resto, anche le autorità comunali della Lugano di metà ‘900, ampliandosi il centro città, spostarono per due volte lo stadio in periferia: prima al Campo Marzio poi a Cornaredo.
Lugano è una cittadina lacuale, che dovrebbe avere un rapporto privilegiato con il suo lago, le cui rive però sono quelle, in Svizzera, maggiormente in mano ai privati (cfr. i dati cartografati pubblicati sulla «Neue Zürcher Zeitung» del 27 febbraio 2024).
Pochi, infatti, sono i luoghi dove la balneazione pubblica è autorizzata (il Lido cittadino, il Lido di San Domenico e Paradiso) e, forse anche per questo (lo dico per antifrasi), il Municipio non riapre la piscina di Carona, una delle principali infrastrutture balneari pubbliche della città. Ottomila firme non sono state sufficienti a far tornare il municipio sui propri passi, così privando il Luganese di una struttura invidiabile e invidiata. E poi parlano di… democrazia dal basso.
Un conto è amministrare, un conto governare. E per governare ci vogliono uomini e donne che abbiano visioni politiche. E si sa che il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni.
Siamo qui, sempre a scrivere le stesse cose. Il treno verso la stupidità è da tempo lanciato, possiamo solo rallentarlo, ma per farlo ci vogliono altri macchinisti. Ricordiamocelo il prossimo aprile.
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