Tutti vogliono lo Sputnik, ma non i russi
Come mai la distribuzione del vaccino in patria procede con tanta lentezza?
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Come mai la distribuzione del vaccino in patria procede con tanta lentezza?
Lo “Sputnik” si appresterebbe a spiccare il volo. È già usato in una quindicina di paesi. Ma il vero campo di conquista sarà l’Europa. E si è saputo che l’operazione passa anche da Lugano, dove la farmaceutica Adienne e il fondo statale russo RDIF hanno firmato un accordo per la produzione in Italia di dieci milioni di dosi del “siero di Putin”. “Lancet” lo ha praticamente già santificato, non il neo-zar ma il vaccino: “è efficace al 92 per cento”, ha garantito la rivista scientifica internazionalmente più accreditata. Tuttavia gli istituti nazionali preposti alla sua certificazione non hanno ancora dato il via libera. EMA, l’agenzia europea, chiede tra l’altro preventivamente di visitare le aziende russe produttrici. Pare si farà.
Intanto qualche mistero continua a circondare l’arma più potente, oggi, in quella che è ancora la corsa post-sovietica all’influenza geopolitica. Un interrogativo su tutti: come mai, pur essendo stato annunciato in patria lo scorso agosto, e definitivamente omologato a Mosca già a dicembre, la distribuzione del vaccino in patria procede con tanta lentezza? Soltanto il 2,7 per cento dei russi è stato finora vaccinato (il doppio nella capitale). “Preferiscono curarsi con la vodka”, ha azzardato qualche sera fa un telegiornale italiano, e non si capiva se avessero o no anticipato il classico pesce d’aprile. Più verosimilmente, sostiene il sociologo Denis Volkov, i casi sono soltanto due: “o la campagna di sensibilizzazione non è stata realizzata con efficacia, oppure è stata un clamoroso fallimento”. Tertium non datur. E aggiunge, il sociologo, che essendo un “siero di Stato”, i russi, scottati da decenni di generali insuccessi, hanno scarsa fiducia nello Stato. Di cui è invece riconosciuta all’estero la qualità delle ricerche scientifiche, anche nel periodo comunista. L’ultimo sondaggio, di fine febbraio, segnalava del resto che il 62% della popolazione russa ritiene di “non essere pronta a farsi inoculare”, percentuale in crescita rispetto alle ricerche demografiche precedenti. Ancora: il 64% dei russi ritiene che il Coronavirus sia stato creato artificialmente come arma biologica. Il che non aiuta a credere nell’antidoto.
Infine, qualcuno ci mette in mezzo lo stesso Putin. Che, annunciata la scorsa estate la scoperta e l’efficacia del suo missile-siero (“primi al mondo”, assicurò, battuta anche la Cina), disse anche che una delle prime a vaccinarsi era stata una delle sue figlie. E lui? Lui si è fatta l’iniezione? Da quanto la magica pozione “Sputnik” scorre nelle sue vene guerriere? No, un attimo, non si è ancora vaccinato contro il Coronas, ha fatto sapere il suo cerchio magico: il presidente sta seguendo un protocollo che prevede sì delle vaccinazioni, ma prioritarie nel suo caso, cioè quelle contro l’influenza stagionale e una forma di pneumococco. E allora perché il popolo putiniano dovrebbe essere più zelante di Putin? Che intanto galoppa nelle praterie della guerra mondiale dei vaccini.
PS: secondo i calcoli del demografo indipendente russo Alexis Rakesha, nel 2020 i decessi per Covid nella Federazione sono stati tra 340 e 360 mila; il quadruplo rispetto alle cifre ufficiali; che sia un sostenitore di Navalny?
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