Sono una persona molto moderata ed aperta ma questa mattina leggendo per l’ennesima volta “un articolo” riguardo all’aumento dei frontalieri mi è venuto il mal di pancia. Sono mamma di una figlia che ha sposato uno straniero, Miguel. Lui abita in Ticino da ormai 15 anno ed ha ancora il permesso B, hanno due bambini. Miguel ha avuto una formazione professionale in Ticino, AFC. Alla nascita del 1° figlio è stato licenziato. Da allora, sono passati più di 3 anni, e non ha più trovato un lavoro. La giovane famiglia è nei guai. La paura di chiedere aiuto al Cantone è lo spettro che li perseguita. Mio marito è in pensione mentre io lavoro. In pratica con il mio stipendio mantengo anche loro. Il fatto di non essere riconosciuti professionalmente e moralmente è devastante, fa molto male.
Ora le mie domande. Ma chi sono quei politici che vogliono così male ai nostri giovani? Perché si insiste a portare avanti una politica che crea situazioni così precarie? Questi giovani genitori come possono sognare e far sognare i loro figli? Come possono trasmettere i valori tipicamente svizzeri di accoglienza, di riguardo verso il prossimo, di una nazione aperta, multiculturale, sociale? Perché procurarci un malessere tale? Abito in un paese del basso Mendrisiotto che ha promosso una campagna cercando di renderlo attrattivo alle famiglie giovani… e poi? Che senso ha se quelle che già abitano nel paese sono abbandonate? Ecco, questo in sostanza il mio dolore che con quanto scritto cerco di condividere, rendendolo più reale ma forse più leggero. Grazie a chi leggerà.
Un caro saluto. Claudia