Antonio Rossi – Il Frammento della martora
Un più discreto amore per la vita - A cento anni dalla nascita, parole e versi di Giorgio Orelli nel ricordo di scrittori e amici
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Un più discreto amore per la vita - A cento anni dalla nascita, parole e versi di Giorgio Orelli nel ricordo di scrittori e amici
C’era una poesia, negli anni trascorsi all’Università di Friburgo, di cui spesso si parlava fra noi studenti: si trattava del Frammento della martora di Giorgio Orelli. L’adesione a questo testo era “a prescindere”, non necessariamente legata a una preliminare indagine; bastava, a catturare la nostra attenzione, l’atmosfera che emanava da quei versi. Critici autorevoli (a cominciare da padre Giovanni Pozzi e Stefano Agosti) si sono espressi su questa composizione, alla quale lo stesso Orelli ha dedicato un autocommento; sarebbe da parte mia inopportuno pensare di poter aggiungere delle novità interpretative. Posso semmai cercare di capire quali fossero alcune componenti che in modo così efficace facevano presa su di noi. Una di queste componenti risiede, credo, nell’avvio del testo. I tre puntini di sospensione (o, come si dice in retorica, reticenza), introducono un’ampia porzione di non detto, producendo una dilatazione della dimensione temporale e creando una situazione di incertezza e attesa. Al non detto è associato un diffuso silenzio, che il verso finale, con l’irruzione della «fucileria», totalmente e fragorosamente sovverte. Fra i due estremi, come all’interno di una “cornice”, si svolge la fuga di una martora in preda ad affanno e spaesamento; fuga contrassegnata da movimenti verso l’alto («si arrampica») e verso il basso («in giù»), alternati a improvvisa immobilità («sta»). Gli spostamenti della disorientata martora vengono iconicamente resi sia sul piano semantico, sia tramite il cosiddetto fonosimbolismo (qui, fra l’altro, mediante il contrasto fra parole sdrucciole e tronche, a due riprese collocate in stretta contiguità). Fonosimbolismo di cui Orelli, in modo circostanziato, di frequente parlava in occasione di letture poetiche o manifestazioni letterarie (lo stesso faceva privatamente con chi aveva la fortuna di essere suo interlocutore). Un altro elemento caratterizzante è costituito dal muso aguzzo della martora e, ancor più, dalla sua inconfondibile gola color d’arancia, nitido tratto distintivo che, come in un dipinto, attraversa e pervade il tessuto verbale elaborato dal poeta. Un’immagine decisiva, questa, che non facilmente si cancella dalla mente del lettore. Così, quella «gola d’arancia» appartenente, come l’autore ebbe a dichiarare, a una martora morta vista nel sacco di un cacciatore, ancora sembra muoversi, come fuori dal tempo e oltre la “cornice” a lei destinata, verso impervi e magici territori a noi sconosciuti.
…
A quest’ora la martora chi sa
dove fugge con la sua gola d’arancia.
Tra i lampi forse s’arrampica, sta
col muso aguzzo in giù sul pino e spia,
mentre riscoppia la fucileria.
Foto Giorgio Orelli © RSI
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