Zerocalcare, me fai volà!

Zerocalcare, me fai volà!

L’imperdibile filosofia esistenziale del grande Michele Rech


Simona Sala
Simona Sala
Zerocalcare, me fai volà!

“Me fa volà che se sente Clint Eastwood”!

Questo tweet di Michele Rech, rivolto a Daniele Capezzone, ex portavoce della prima Forza Italia e giornalista Mediaset (gli si rimprovera la “lagna e il disagio come dimensione esistenziale”), riassume in poche romanesche parole lo Zerocalcare-pensiero, struttura mentale unica nel suo genere, dove alla pesantezza del vivere, all’incertezza del futuro, a una certa mancanza di prospettive, si risponde con la grazia e la leggerezza di chi in qualche modo è già oltre.

Michele Rech, in arte Zerocalcare, appunto, è in circolazione già da qualche tempo, La profezia dell’armadillo ad esempio risale già a dieci anni or sono, ma a venerarlo e a riconoscerne il talento universale abbiamo imparato in pieno lockdown, con i 9 corti di Rebibbia Quarantine, quando poco meno di due anni fa riusciva a strapparci amarissime e genuine risate durante il suo appuntamento settimanale alla corte di Diego Bianchi, negli studi deserti di Propaganda Live. Ora non lo amano solamente a Roma, nel Lazio o in Italia, ma grazie a Netflix, che ha caricato Strappare lungo i bordi sulla propria piattaforma, è sulla buona strada per diventare cult anche in Turchia, ad esempio, mentre lo è già in Indonesia, sempre ad esempio. Alla faccia di chi lo riteneva un prodotto locale, imbrigliato soprattutto, oltre che dal disagio, dal romanesco stretto in cui è narrato.

Forse è proprio quella una delle sue fortune, oltre a un tratto felice e immediato, in cui ognuna e ognuno può riconoscersi in un batter d’occhio. Chi non è a tratti stordito in un mondo denso di informazioni-idee-pensieri-aspettative come quello in cui viviamo? Chi non si è mai trovato in un’impasse esistenziale paralizzante e al tempo stesso vagamente comica? Probabilmente nessuno, ed è proprio questo che ci racconta Michele Rech, il cui alter ego Zerocalcare (nome preso da una pubblicità di un prodotto contro il calcare), e alter ego dell’alter ego Armadillo, riescono a trascinare chiunque in un flusso di coscienza che ha la consistenza del magma, tanto è denso, senza perdere mai di vista non solo il valore di ogni singola esistenza, ma anche un certo mal di vivere de noantri, con tutti gli annessi e connessi. E di questi fanno senza dubbio parte anche l’empatia per le grandi ingiustizie, come emergeva già nel commovente Kobane Calling del 2015.

Strappare lungo i bordi vuole anche dire non seguire alla lettera un percorso predefinito, non volere o non potere aderire fino in fondo al sistema in cui si vive, ma significa anche tentare di dare un senso a quello che si prova e, permeandolo di brillante ironia, renderlo un po’ più sopportabile.

Un aiuto alla sopravvivenza quotidiana di tutti noi, ma dal sapore universale, ecco cosa riesce a darci Zerocalcare, che forse non a caso, nel 2020 dall’Espresso è stato definito l’ultimo intellettuale d’Italia. E scusate se è poco.

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